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GESUSCONI E IL BUON DIAVOLO (Tratto dal libro Jack Folla Lettere dal silenzio) Rai Eri Mondadori Ciao, Jack, volevo raccontarti brevemente un episodio che mi è
capitato alcuni giorni fa. Aspettavo un treno che non arrivava mai ed ho iniziato una
conversazione con una signora, imprenditrice, innamorata di Berlusconi. Sono rimasta
allibita dalle cose che ha detto, ma mi sono anche resa conto che in questo strano Paese
sono in molti a pensarla come lei. La mia opinione da bar, cara Rosanna, o se preferisci da pensilina
della stazione di Orte Scalo (ma è proprio in luoghi Io proclamo l'incoscienza quale antidoto alla falsa coscienza di
oggi. Preferisco avvolgermi nella sua grande ombra rigeneratrice piuttosto che essere
accecato dalle mezze verità. .....perché l'incosciente, più che sottrarsi ai propri doveri,
rifugge semmai dalla propria sicurezza. È come un risparmiatore che, inspiegabilmente, si
rifiuti di incassare le cedole delle sue obbligazioni o i dividendi azionari. Ma non
fatevi ingannare dalle apparenze. Il tornaconto c'è, anche nella disperazione:
l'incosciente accelera la caduta nel buio sperando di rivedere la luce prima degli altri. (Tratto dal libro Jack Folla Lettere dal silenzio) Rai Eri Mondadori LA TANA DEI DISERTORI La guerra unifica i popoli. La guerra può unificare perfino
l'Europa. La guerra fortifica i giovani. La guerra ti forgia nel dolore. La guerra ci fa
finalmente capire che i cattivi sono altri. La guerra distrugge ricchezze, ma ne crea di
nuove, stupefacenti, basta essere i più furbi. La guerra fa fare l'amore. Mio zio, in
Russia, si fece sei cosacche di seguito ed è un benemerito delle armi italiane. La guerra
fa pregare di più. La guerra suggerisce parole famose e ci fa entrare nella storia. La
guerra fa risparmiare fatica ai giornalisti perché i titoli occupano mezza pagina. La
guerra fa vendere le medicine ed esaurire le scorte dei supermercati. La guerra allarga i
confini, tonifica e rassoda le natiche. La guerra è bella anche se fa male, come dice De
Gregori. La guerra è generosa con i poveri perché li sfoltisce un po'. Siamo in guerra?
Era ora. Qua non succede mai un cazzo. In guerra si possono scopare le infermiere,
oltretutto sono le più sicure. La guerra ci fa esclamare "Oooh" come al circo.
Ah, si fanno un sacco di conoscenze nei rifugi antiatomici, sapete? E poi la guerra
produce ottime annate di vedove di guerra che sono i bocconcini migliori perché hanno
già pianto abbondantemente per un altro.
BRANI TRATTI DAL LIBRO - ALCATRAZ - DI DIEGO CUGIA (1998) RAI ERI MONDADORI 1 giorno all'esecuzione l'albatro 3957 di Alcatraz dispiega le ali della libertà per venirvi a cercare uno per uno, nei pensieri, nella memoria e nelle vostre notti. Proviamoci a incontrare, quest'ultima: sedetevi a gambe incrociate, in silenzio, quando tutto dorme. Guardatevi allo specchio. Respirate regolarmente e senza emettere alcun suono. All'inizio sentirete un leggero fastidio, superate il malessere, andate avanti. I più forti tra voi individueranno il profilo di un volto simile al vostro. Non abbiate paura. Continuate a fissare lo specchio respirando regolarmente. Quando ti sentirai osservato dal te stesso che guardi, mi avrai trovato. Addio fratelli, addio specchi. Hasta siempre. 228 giorni all'esecuzione Jack Folla, il D.J. nel braccio della morte. Dici che è assurdo? No, fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. - Dov'è la tua libertà, tesoro? - Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. E il tuo primo stipendio - quando si decideranno a dartelo - sarà commisurato all'acquisto dei bisogni che ti hanno sparato nel cervello in televisione. Ti senti morire e che ti offrono? Un Magnum. E lo fanno leccare a una ragazza con una lingua da formichiere. Prova a offrirle un cremino e guarda dove ti manda. Così hai una paura fottuta ma scherzi e fai finta di niente. Finta di niente, finta di niente. Tuo padre è alcolizzato, finta di niente. Tua madre muore di cancro, finta di niente, finta di niente. Cazzo, forse ho 1'Aids. Finta di niente. Fai l'amore con lei e fai finta di niente, perché non hai più niente dentro, niente, non ti hanno lasciato più niente, ti hanno fottuto, ti hanno sbattuto dentro e hanno gettato le chiavi. Chi di noi due è nel braccio della morte? Io o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro. 227 giorni all'esecuzione Se volete potete telefonarmi, scrivermi, mandarmi un fax. Non posso impedirvi di pregare per me né di sghignazzare augurandovi che mi ammazzino prima del tempo. Ma non azzardatevi a fare cortei pacifisti o a inviare suppliche di qualsiasi tipo al governo degli Stati Uniti. Toglietevelo dalla testa. Sono un maledetto condannato a morte non una foca monaca. Mi hai capito, persona per bene? Apri le orecchie, civile. Smettila di marciare in corteo, spegni l'accendino, piantala di ondeggiare, non sei un'odalisca. Sei contro la sedia elettrica, contro il disboscamento dell'Amazzonia, contro l'estinzione dei panda, contro gli evasori fiscali, contro i sequestri, contro la guerra, contro il buco d'ozono. Come c'è una cosa che fa schifo, tu protesti. Vedi di farti un giro, fratello, perché siamo tutti colpevoli, anche tu. Quando finalmente sarà chiaro, quando l'articolo uno della Costituzione reciterà Siamo tutti colpevoli, solo allora potremo dire: "Ecco, questa è democrazia". Ma attualmente non è così. Quindi non ti salti in mente di scandire il mio nome. Qui non sei allo stadio sei ad Alcatraz. Io sono Jack Folla non il Milan. Chiaro, persona per bene anticonformista e ecologista? Io non sono la tua bandiera e non faccio parte del branco. Sai una cosa, fratello? La gente per bene come te mi eccita. 208 giorni all'esecuzione Qui è tutto dannatamente senza speranza. Senza via di fuga. Tutto perfetto. Mi capisci? Ma se uno solo di voi firmasse una petizione per me, io ricomincerei a soffrire. Così, no. Vado al massimo. Non mi credi? Che fai se sei in macchina di notte e non vedi da qui a lì? Tieni gli abbaglianti accesi, giusto? Sottoterra è nera, non sai quanto, ma io tengo gli abbaglianti accesi al centro della fronte: un faro. Quando mi serve, lo sparo nel buio. Illumina quello che non vedo, le cose che non capisco, i pro e i contro. Il faro l'hai anche tu ma il generatore te l'hanno scaricato ad arte. Vi vogliono spenti perché non gli conviene che illuminiate quest'interminabile notte del mondo. Siete scomodi con tutti i vostri perché del cazzo. Vi tengono buoni facendovi consumare di tutto, così il faro diventa sempre più fioco, finché la luce si spegne. Non hai più un Io, sei un numero, sei massa, pollo da batteria. Se te n'accorgi e diventi troppo aggressivo ti danno un Serenase, il litio, un migliaio di volt, qualunque porcheria purché non rompi. Ti sto invitando a sfasciare le vetrine? A bucarti? A fare una strage? Sei fuori strada, ragazzo. Sto invitandoti a chiederti sempre che cosa stai facendo e perché cavolo lo stai facendo e se è giusto o sbagliato. Questa è la ragione che vale la vita. Sei fuori del branco, sei un rompicoglioni, ma sei tu. Unico, irripetibile. Tu, un grande albatro che vola sulla folla. Te la faranno pagare cara, puoi giurarci. L'albatro Jack è nel braccio della morte per questo. Forse un giorno ve la racconterò, adesso no. 210 giorni all'esecuzione il grande Jack è ancora
vivo, fratelli. E questa è Alcatraz, l'unica vera radio libera italiana: quella che sta
in galera. E tu come te la passi, amico? Che cos'è che non va? Avanti, coraggio,
rispondi: che cos'è che non va? Perché fai quella faccia? E' il grande Jack che deve
salire sulla sedia elettrica, non te. Allora? Che cos'è che non va? Non avrai paura della
libertà, per caso? Pensa, puoi fare quello che vuoi. Perché non parti? Parti. Vattene. E
dove vai? Sentiamo, dove fuggi, fratello? Ai Caraibi? In Kenia? E tu, sorellina, dove vai?
Costarica? Tokyo? Honolulu? Parigi? New York? Quali soldi, quali impegni, quale lavoro,
balle. Non mi fotti. Potresti partire benissimo. Lo so io perché non vai. Perché l'hai
già fatto. Ci hai già provato e non è successo nulla. Quali avventure? Nulla. Quante
stronzate hai raccontato al ritorno, vero? Invece, ogni città uguale all'altra, tutte
fottutamente identiche, e mai nessuno che ti ha rivolto la parola. Tu pure: zitto come un
impiccato. Avresti voluto urlare: "Sono qui". Ti vergognavi. Bel viaggetto
organizzato. Sei fritto. Condannato. Il mondo non è quello che sognavi, se ne frega di
te. Nessuno ti si fila per come sei, tutto quello che gli interessa è "quanto
hai". Paga, ragazzo, paga. E quando hai finito i soldi, alza i tacchi. Non c'era
bisogno di fare tanti viaggi. Sei ad Alcatraz. Sono anni che viviamo nello stesso 220 giorni all'esecuzione Ciao amico, sei entrato nel braccio della morte. Ce l'hai fatta. Hai chiuso. Ricordi? Avevi quattordici, quindici anni. Se qualcosa andava male - la scuola, a casa, í primi amori - ti sembrava di avere davanti una prospettiva infinita. Un giorno saresti diventato un grande manager, un giornalista, uno scrittore di bestseller, un chirurgo, un giorno saresti diventato qualcuno. Avresti avuto una donna con due tette così, vero? E tu, sorellina, con chi sognavi di farlo: Sean Connery? Poi la vita parte con le prime legnate e tu hai iniziato con i compromessi, vero fratello? A casa non cì sono più soldi. Qualcuno si ammala. Un amico muore. Problemi di droga. Non trovi lavoro. Lui o lei ti molla. Le illusioni cadono una dopo l'altra. Tu incassi, bleffi, rilanci, ma il fiato è sempre più corto. Ti ridimensioni ancora. Fai sogni sempre più piccoli. E a forza di ridimensionarti, sei finito in qualche schifo di posto a fare finta di vivere, finta di lavorare, finta di amare. Ma quei sogni di quattordicenne non ti mollano mai, ti stanno addosso tutte le notti come una muta di cani. Nel frattempo, se anche si realizzassero qui e ora, tu non saresti più all'altezza di indossare quei sogni, vero sorellina? Se incontri James Bond che vestito ti metti, tesoro? Hai una faccia che fa paura e non ti entra più niente. Non apri alla porta, ecco che fai. C'è 007 che ti aspetta sulla sua Jaguar sotto casa e tu? Come hai detto? "Stasera sono stanca"? A James Bond?... E tu hai poco da ridere, maschio. Per uscire con Sharon Stone ti vestiresti come un cacciatore. Con una cartucciera di Viagra. È finita. Chiuso. Molto, molto bene. Ora possiamo cominciare. Siete ad Alcatraz, fratelli. Ripartiamo dalla nostra fine. 27 giorni all'esecuzione Parlo sia ai quarantenni sia ai ventenni. Ci siamo spenti come candeline. I nostri fondischiena sono diventati calamai, ciascuno ci immerge il suo pennino, scrive chi siamo e cosa vogliamo. Ormai vogliamo quello che ci hanno fatto credere. Siamo spenti, pigri e disperatamente fighi. Il cinema, la pizza, ci si vede a casa di Paolo o di Francesca. Pettegolezzi, tanti, i soliti. Federica s'è messa con Augusto, Filippo s'è fatto la Punto con la tappezzeria da coatto, Luigi da quando s'è laureato è diventato più stronzo del solito, voi dove andate quest'estate? Tutti appesi ai telefonini come scimmie alle liane. Che carachiri collettivo. Poi mi telefonate: "Beato te che stai ad Alcatraz! Almeno tu ce l'hai la data di scadenza!". Brutte bestie da terza elementare, ve la volete assumere la responsabilità d'essere vivi? Ci sono famiglie che non leggono neppure un giornale. "Tanto sono tutte stronzate." No, lo stronzo sei tu, fratello. Ti credi d'aver già capito tutto, e non sai niente. Non avete le palle, non avete resistenza, non avete cuore. Al primo ostacolo rinunciate. E se Jack o chi per lui vi fa pensare, cominciate a starnazzare come galline: "Basta, ci metti l'angoscia, cerca d'essere più positivo". Positivo? lo sono negativo, negativo nero. Ipocriti. Pur di non affrontare la realtà siete stati capaci di chiamare sieropositivi perfino i disgraziati che si sono beccati l'Aids. Beati loro, giusto? Almeno conoscono la data di scadenza. Per sfuggire al dolore d'esistere vi fate di tremila porcherie inutili con il risultato che continuate a mettervi un tappo sempre più grosso sull'anima. Siete spumanti incazzati, pronti a esplodere, il primo che se ne accorge vi fa marciare come burattini. Riattraversate le fiamme, scendete dai vostri sentieri finto-alternativi e tornate sulla strada. II primo che si azzarda a prendere una scorciatoia mandatemelo ad Alcatraz. Io non vi sto dicendo scendete in strada e marciate con gli altri. Invertite la direzione, prima di tutto marciate dentro voi stessi, e da lì prendete lo stradone che porta agli altri. Non le sentite le grida d'aiuto? Sapete dove ve li ficcherei quei telefonini? State affogando in un'orgia di parole inutili, quella che provate non è angoscia è noia. Il giorno che diventerete intelligenti parleremo dell'angoscia. Adesso alzate le chiappe e date la mano a qualcuno. il suo sorriso ve la farà passare almeno fino a stasera. La noia di essere inutili. 37 giorni all'esecuzione Scusate, potreste
allontanarvi tutti dalla radio? Bastano pochi centimetri, giusto il necessario per non
sentire tutto quello che dico. No, ecco, tu no, rimani. Non tu, lei, sì, proprio tu,
ragazza che non ho e forse non ho avuto mai. Vedi, non resta che un mese all'esecuzione,
ragazza, e io ho mancato all'appuntamento con te. Non mi confesso ai preti né a mamma e
non cambio religione all'ultimo minuto. La mia religione sei stata tu. Ti ho inseguito per
tutta la vita, ma quelle rare volte che t'ho incontrata non so che cosa mi sia successo.
Diventavo troppo violento, o stupido, o troppo importuno o troppo terrorizzato, o tutte
queste cose insieme. Sai, ragazza, sul disco mi sono sentito male. Ho avuto una vertigine
violenta, come quando un aereo perde improvvisamente quota. Per un attimo ho temuto che mi
avessero messo qualcosa nel caffè, e subito dopo mi sei venuta in mente, ragazza mia che
non sei mai stata mia. Perdonami, non so bene cosa volevo dirti. Forse che sono
responsabile del nostro appuntamento mancato e se vivrò una seconda volta tornerò a
cercarti, ovunque e chiunque tu sia. Saranno molte le nostre sembianze e le nostre morti?
Non lo so, ma ti prego: se vedrai un ragazzo, bruscamente, rivolgerti la parola fino a
offenderti, o, altrettanto improvvisamente, piangere fino a offendersi, non andartene.
Più gli uomini sono grandi, più piangono e hanno carattere, più hanno un pessimo
carattere. Vedi, ragazza, questi uomini li chiamano disturbati. Se non possono avere tutto
vogliono il nulla. Se non sono amati si fanno odiare. Sono gli uomini che conoscono, come
i bambini e i poeti, l'arte di essere infelici. Non hanno invidie, tranne una, per i belli
e mediocri, quelli alti con gli occhi azzurri che ti fanno ridere, ti divertono e che, per
una sera, non ti fanno pensare. 139 giorni all'esecuzione Ormai faccio parte di
questa galera come le sbarre, le porte d'acciaio, i cessi. Io sono in dotazione ad
Alcatraz come la muffa, gli scarafaggi, i piatti della mensa. Io sono Alcatraz. Ma voi chi
siete? "Noi possiamo aprire la porta" dite. "Noi possiamo telefonare,
fumare, chiavare, andare al supermercato, al cinema, a mangiare una pizza." La
differenza tra un condannato a morte e un cittadino libero è ridotta a un margine sottile
come la crosta di una pizza. No, voi non sapete neppure che cosa sia la libertà come non
saprete di avere un fegato fino al giorno in cui non avrete una colica. Se tornasse la
dittatura allora lo sapreste. Avete smesso di sognare, di desiderare. Avete appaltato la
libertà alle aziende che ve la restituiscono trasformata in cose da comprare. Sono le
multinazionali del consumo che desiderano per voi. Siete diventati voialtri l'oggetto del
desiderio. Sono gli oggetti che vi stanno comprando. Tu hai comprato una macchina nuova?
No, fratello, è la macchina che ha comprato te. Tu sarai il suo schiavo con i soldi. I
soldi per l'assicurazione, per il bollo, per la benzina, per i ricambi. Tu non hai
comprato un cazzo, fratello. Sono i gelati, che ti leccano, gli occhiali che ti guardano,
i computer che ti memorizzano e le automobili che ti guidano. Tu desideravi altro,
ragazzo, ma non te lo ricordi più. Prova a ricordarti che cosa desideravi da bambino,
prima che i genitori ti seviziassero con quintali di giocattoli inutili. Da quel tempo sei
entrato ad Alcatraz. Sono anni che viviamo insieme in questa cella. Apri gli occhi,
tesoro, la felicità non sai cosa sia, la libertà neanche, i desideri neppure. Usa il
3957 Jack Folla. Sono qui per questo. 146 giorni all'esecuzione Siamo l'urlo della folla.
Quello che avevate in gola da sempre e che avete avuto paura di gridare. Abbassate i
cristalli della vostra auto e gridate con quanto fiato avete in gola. Spalancate le
finestre di casa e gridate. Gridate nella tromba delle scale, in mezzo alla strada, nelle
piazze, tra la gente. Gridate più forte che potete, sfogatevi, così non si può più
andare avanti. Ma per cosa state vivendo? Per pagare le rate del mutuo? Le tasse
dell'università? Per farvi la pensione? Gridate. Vecchi, giovani, bambini. C'è qualcosa
che non va, lo sappiamo, lo sapete tutti. Per una volta non è colpa del governo, delle
tasse, della tivù, o di quel fottuto del vicino di casa che fa pisciare il suo cane sul
vostro zerbino. C'è qualcosa che non va e non è colpa dei preti, dei professori né dei
calciatori o del brutto tempo. Non è colpa delle malattie né della vecchiaia, delle
donne, di Clinton o delle borse asiatiche. Quel qualcosa che non va siamo noi te compreso,
fratello. Noi l'errore, il più grave errore del nostro tempo. Noi, milioni, miliardi di
noi colpevoli della nostra in felicità e di quella degli altri. Non dite "questo è
pazzo", aspettate a trinciare giudizi, non voltatevi dall'altra parte. Lo sapete
perché? Perché a forza di fregarvene di tutto e di tutti vi siete fregati con le vostre
mani. Il telefonino nuovo e la BMW non ti daranno la felicità, bestiolina. Con l'aumento
di stipendio ti c'impicchi, con l'eredità di tua suocera idem, se ti sposi ti sentirai
pure peggio e se fai un figlio ti verrà un'angoscia da toglierti il fiato. Non c'è
speranza, non c'è. Sei fottuto, siete fottuti, siamo fottuti tutti quanti, volete capirlo
o no? Piantatela di fingere, tra voi e la felicità c'è un baratro come tra il sesso e un
eunuco. La felicità non è né nei ricordi né nel futuro, non sta né a destra né a
sinistra, né sopra né sotto, né in lui né in lei. La felicità, se vuoi, è solo qui e
ora, in questo irripetibile momento alla radio della nostra vita. Afferrala, prendila,
gridala: "Sono felice perché sono al mondo e sono libera". Te lo dice Jack, da
Alcatraz, e non un dio dall'alto dei cieli. Te lo dice un condannato da sottoterra. 48 giorni all'esecuzione Adesso farò il Luca
Sardella della radio, ma non vi parlerò di come curare le piante, ma di come badare a voi
stessi. Restituisco un consiglio che mi donò, da ragazzo, un vecchio psichiatra di un
manicomio di paese. E lo restituisco a tutti i fratelli e le sorelline di Alcatraz che mi
scrivono di soffrire di crisi di panico. Se vi dico: sono un albatro con le ali in una
camicia di forza di cemento armato, voi mi capite, vero? Il panico di rimanere bloccati in
un ingorgo, in ascensore, allo stadio, è solo una delle infinite paure in hit parade.
Sono paure devastanti e incomprese da chi non ne soffre, inclusi certi medici impazienti
con i loro pazienti, quelli che se non vedono la ferita non sanno dove mettere le mani. In
tasca. È un consiglio. Non toccateci l'anima, grazie. 124 giorni all'esecuzione Ad Alcatraz servono sempre
lo stesso hamburger che mangiate voi, da San Francisco a Shangai e Pechino: Mao Donald's.
Ve le ricordate le lenticchie di Santo Stefano Sessanio? Il salame di San Benedetto? La
bottarga di muggine di Cabras? Potrei continuare per ore. Tutte le produzioni artigianali
sono state spazzate via dall'omologazione industriale dei cibi. Fratelli, li ricordate gli
odori di una volta? I più piccoli non li sapranno mai. Le storie si tramandano, gli odori
si perdono. Che cos'era l'odore del mare in Sardegna nei primi anni Sessanta... Ecco
perché non vorrei avere un figlio, mi vergognerei di aver goduto di profumi che, per lui,
sarebbero semplicemente misteriosi. 160 giorni all'esecuzione Voi spiate nella mia due
per tre, nel mio buco di cemento armato sottoterra, ma non sapete che altri stanno spiando
voi. Adesso, per esempio. State per spegnere la radio ed entrare in un autogrill. Le
telecamere vi immortaleranno. Sapranno quanti panini vi siete sparati, quante coche,
birre, chinotti, quanto avete speso, quanto tempo avete trascorso nel mercatino dove vi
costringono a transitare facendo un giro del cazzo. Credete davvero che le telecamere
servano per i ladri? Anche, ma vi pare che spendano centinaia di milioni solo per il furto
di un Magnum? No, lo fanno perché le multinazionali siano informate di voi nei minimi
particolari. Se consumate più questo che quello, la prossima volta troverete più questo
che quello. Che bel servizio. Come sono gentili. Poi uscite, e vi becca 1'autovelox.
Procedete, e vi stana il viacard. Pagate con la carta di credito, e anche loro sapranno
dove siete stati. Vi sentite male, fate le analisi all'ospedale: parleranno di voi. Se non
vi basta, alzate gli occhi. Shakespeare diceva che ci sono cose tra cielo e terra che noi
neppure immaginiamo. Invece sì, si chiamano satelliti. Possono seguire una persona come
un cane il padrone. 117 giorni all'esecuzione Sei entrato ad Alcatraz,
amico. Sei in una due per tre di cemento armato, la società ha chiuso la porta e ha
gettato le chiavi. Ti senti soffocare, come al momento che nascesti, ma ormai sei espulso,
nessuno ti potrà mai aiutare, sei fuori e sei dentro, non puoi andare avanti né
tornartene indietro. Sei ad Alcatraz: la vita. Fattene una ragione, tesoro. Ti piaccia o
non ti piaccia, questo è quello che passa il convento del mondo in questi nostri anni. La
cura dell'infelicità non te la allunga la mutua e l'Europa ha altro da pensare che alle
nostre illusioni perdute. Ma di una cosa ti prego: non mollare. Sii vigile, attento,
fedele alle aspettative di quando eravamo ragazzi. Non temere di essere patetico, non
temere di andare controcorrente, e il primo nemico da battere è la mediocrità.
Ribellati, fratello, a chi ti considera un numero, non fare il gioco di chi fa di tutto
perché questo interminabile sonno, quest'interminabile sonno collettivo della mia e della
tua generazione continui. Incassiamo la sconfitta e ripartiamo. |
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